Il rumore assordante del minimalismo in “Garage”, un film di Lenny Abrahamson

di Fernanda Moneta

Garage

Larghi spazi spenti, della periferia di una cittadina, nella parte centro occidentale dell’Irlanda. Una comunità in cui la cultura dell’alcol è di casa da sempre, dove il pub è l’unico luogo di ritrovo, dove bere è normale e per certi versi, necessario. L’alcol scava nelle menti e negli animi delle persone, ne deforma la mente, le reazioni, il modo di socializzare. L’astinenza passa per necessità, la sbronza diventa poesia.

Il silenzio, l’immobilità e la solitudine sono lo stile di vita di Josie (Pat Shortt), custode di una fatiscente pompa di benzina, considerato dai pochi vicini di casa, un innocuo disadattato. A 40 anni, Josie è un uomo che suscita una gentilezza politicamente corretta, scandita da azioni dettate da un atavico senso di colpa di derivazione cattolica. Tollerato dai più, sfruttato dal suo datore di lavoro, usato come valvola di sfogo da bulli e persone arroganti, in genere, è sottovalutato, così come si fa con chi, dentro di noi, reputiamo inferiore. Certo, Josie è una persona limitata, ma tuttavia ottimista e a modo suo, felice. Sa ascoltare e rassicurare, è ospitale.

Il mondo di Josie cambia quando il proprietario della pompa di benzina gli affianca David, un apprendista adolescente per i week end. Che la pompa resti aperta fino a sera inoltrata è una scusa. In realtà, David sta attraversando un momento difficile, di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, per il fatto che il suo amico del cuore si è trovato una ragazza e lo ha, per certi versi, abbandonato nella fanciullezza, per passare all’età adulta. Tra David e Josie nasce un piccolo legame. Si confidano l’uno con l’altro, spesso si ritrovano a bere lattine di birra vicino ai binari della ferrovia coi ragazzi del posto. Sono anime simili e questo, assieme al ritardo mentale di Josie, all’inesperienza nei rapporti sociali di David e al fatto di stare spesso in solitudine, senza un confronto sociale, azzera la differenza d’età anagrafica. David si consola del tradimento del suo migliore amico, si apre, è migliore. Josie sa di dover pagare per l’amicizia del ragazzo: lattine di birra a sacchi, per David e i suoi amici. Come un bambino timido e senza autostima, che trova gli amici condividendo con essi i propri giocattoli. Come fanno i nuovi ricchi, che offrono feste luculliane a orde di scrocconi, pur di non stare soli.

Un meccanismo perfettamente bilanciato, fino a che uno dei clienti della pompa di benzina – un camionista insoddisfatto, che l’ammirazione di Josie per i suoi viaggi, fa sentire importante –, dona all’uomo una videocassetta porno.
Dopo un paio di frasi di prammatica, gemiti e sesso esplodono nel televisore e così Josie scopre di avere desideri inespressi e mai soddisfatti. Di per sè, il sesso è un fatto naturale, come mangiare e bere, come la ruota della vita, come sono la vita e la morte. È la sua scoperta e la sua socializzazione che sono legati a fattori culturali e comunicazionali.

Le donne lo trattano come se fosse un ragazzino. Ne provocano la libido senza intenzione, per poi restare attonite e fuggire scandalizzate quando questa si esprime. Sono piccoli gesti di approccio, quelli di Josie, ma inconfondibili.
Josie fa un passo falso: mostra al suo amico David la cassetta. David è turbato, se ne va, ne parla con l’amico del cuore, che il sesso lo ha già scoperto. Questi ne parla con altri, la voce si sparge. La madre di David denuncia Josie per molestie.

È questo il segno dei tempi che viviamo, abnormi, per niente rassicuranti. Tra azione e reazione, mancano i passi intermedi. Ad esempio: la madre di David avrebbe potuto parlare del problema con il proprietario della pompa di benzina, suo conoscente, oppure direttamente con il figlio o con Josie.

Non lo fa. Sceglie di rivolgersi subito alla polizia, senza pensare al fatto che un sospetto di reato, in una piccola comunità, pesa come la colpevolezza. Senza riflettere sul fatto che, una persona debole, com’è Josie, è a malapena sopportata dalla comunità, tollerata, perché innocente, in ogni senso.

David sparisce di scena, succube di una situazione creata da lui solo indirettamente. Josie, il ritardato, capisce benissimo quello che sta succedendo, che solo superficialmente è il fatto che una madre inadeguata si è fatta prendere dall’ansia e lo ha denunciato senza una prova certa. Quella che sta avvenendo è la sua morte sociale. Josie l’innocente è morto ufficialmente. Fuori dalla comunità, fuori dal mondo, fuori dalla propria vita. Josie sceglie il male minore.
Una sola volta Josie si toglie il cappello che gli schiaccia i capelli sulla testa e così lascia libero Pat Shortt, l’attore. Un’interpretazione difficile, la sua, perchè gestita attraverso piccoli gesti e particolari, eppure perfetta.

Viene dal teatro, Pat Shortt, che, dopo la Scuola d’Arte, ha creato con Jon Kenny, D’Unbelievebles la più importante commedia a due della drammaturgia irlandese, che ha inaugurato una nuova tendenza, in scena nei teatri di tutta Irlanda, Gran Bretagna, Stati Uniti, etc.

Garage, vincitore al Torino Film Festival 2007, è il secondo film lungometraggio di Lenny Abrahamson, di Dublino, classe 1966. Un film che lascia tramortiti come un colpo al cuore, senza parole per la cruda verità che rappresenta, per quanto appaia piccola la porzione di umanità nel cuore degli esseri umani.

Dopo aver studiato filosofia al Trinity College, Abrahamson ha diretto il corto 3 Joes, che nel 1991 vinse il premio come miglior corto d’Europa al Cork Film Festival e nel 1992 l’Organiser’s Award all’Oberhausen Short Film Festival.
Nel 2004, Adam & Paul, scritto da Mark O’Halloran è stato il suo lungometraggio d’esordio. Nello stesso anno ha vinto il Galway Film Fleadh, e oltre ad essere nominato per otto premi cinematografici e televisivi Irlandesi, vince il premio come miglior regista. Oggi, Lenny Abrahamson è impegnato nella produzione di una serie tv in quarantuno puntate scritta da Mark O’Halloran, confermando la tendenza internazionale da parte degli autori quarantenni di passare alla narrazione seriale.

  • Qui invece, il trailer del film:

Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 01 giugno 2009

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