Sacro e profano, Madonna e regista, donna e artista: sono molte le umiliazioni da digerire prima di diventare famosi

di Fernanda Moneta

Sacro e profano - Madonna

A due anni dalla sua presentazione al Festival del Cinema di Berlino, dopo esser passato dai festival di Torino e Trieste, dal 12 giugno 2009 arriva nelle sale italiane, Sacro e profano, il film d’esordio alla regia di Madonna. È la Sacher Film di Nanni Moretti che (nonostante film come Caro Diario) ha fatto il colpaccio.

Detesto la suspance e dico subito che il film è un ottimo esordio e se il pubblico avrà voglia di scegliere di vedere la versione in lingua originale e sottotitoli, potrà apprezzarne la qualità. Già, la qualità.

Quando il presente sarà storia, ed i nostri pronipoti cercheranno dati sulla cultura e l’Arte dei nostri tempi, ne troveranno parecchi su Madonna. Non tanto per il mare magnum di prodotti musicali (21 album originali, interpretati e composti, dal 1983), non per i 7 libri pubblicati dal 1992, non per le linee di abiti disegnati e prodotti, non per le svariate interpretazioni attoriali in film di altri e forse neppure per aver diretto alcuni film (perchè Sacro e Profano non è l’unico e mi auguro non sarà l’ultimo). Quello che garantirà a Madonna di sopravvivere all’oblio è il fatto che é tutto questo assieme, oltre ad essere una grande imprenditrice culturale, attenta esperta di marketing, instancabile ricercatrice. Non si ferma mai. Credo davvero che Madonna sia l’unica vera erede di Handy Warhol, del senso profondo e ultimo che questi dava al suo poliedrico ruolo nell’Arte. Lo stesso Warhol che, nei suoi diari, praticamente non fa passar giorno senza parlar di dollari e che scrive: “Class, il film è stato grande e delizioso. Dopo, nell’atrio, ho cercato di vendere gli autografi di Andrew e Rob, ma nessuno li ha voluti.” (a cura di Pat Hackett “I Diari di Handy Warhol” De Agostini, 1989, pag. 380).

Andy Warhol e Keith Haring Madonna Sean-PennSi frequentavano, Madonna e Handy Warhol. Quando la pop star si sposò con Sean Penn, Warhol regalò alla coppia un’opera divertente e dissacrante realizzata con Keith Haring (vedi foto).

Nelle sue note di regia, Madonna tiene a dire a dire che in questo film ha impegnato, oltre a sé stessa dall’altra parte dell’obiettivo, i propri soldi. Nell’epoca del capitalismo dell’informazione, l’indipendenza ha un prezzo. In questo caso, meno di un milione di dollari.

Sua la sceneggiatura, sua la produzione esecutiva, sua la regia.

Fino in fondo, il film lo ha seguito anche al montaggio. Con l’orgoglio dei debuttanti, il nome di Madonna compare e ricompare nei titoli di coda. Mi ricorda la freschezza dei miei allievi del corso di regia che fanno la stessa cosa. Non è stupefacente che un artista riesca ad avere questo approccio innamorato, nonostante l’enorme esperienza nel gestire lo stress da prestazione e la paura di sbagliare?

Ambientato nella Londra multietnica, trasgressiva e sessualmente disinibita di Notting Hill (il quartiere dove Madonna risiedeva con l’ex marito Guy Richie), Sacro e Profano ci vuole dimostrare che Inferno e Paradiso, buio e luce, male e bene, sono due facce della stessa medaglia. Il film è aperto e trainato da Eugene Hutz, leader della gypsy punk band Gogol Bordello, che interpreta se stesso e che fornisce i codici morali e la scala di valori su cui si basano tutte le vicende.

Ai tempi in cui Madonna si era trasferita a Londra, iscrivendosi in una palestra come un comune mortale e frequentando i luoghi di quartiere con serenità, la città viveva l’impatto dell’emigrazione dai paesi dell’est. Io ero lì. Stesso quartiere.

Un mio amico dj, jugoslavo, scappato dal suo paese a causa della guerra e trasferitosi dopo varie vicissitudini a Portobello Road, mi disse: tu fai la regista, se dirigi film hard, io ti produco e facciamo un sacco di soldi. Non c’era una vena di malizia, né consapevolezza di “peccato” nelle sue parole. Il suo ragionamento era di una logica ferrea, senza nozione della differenza tra bene e male, senza emozione. Fu difficile fargli accettare che io non lo avrei mai fatto. Per lui, era uno spreco perché tutto ciò che non è severamente e realmente punito, è lecito. Per inciso, a Notting Hill c’erano (oggi non so) diversi locali clandestini che radunavano orde di giovani in fila per entrare e nessuno ha mai fatto nulla per chiuderli. Da parte mia, in quella occasione ho capito il valore di quella cosa dentro che ti ferma dal commettere un reato o una cattiva azione anche se non ti vede nessuno, anche se non lo scoprirà mai nessuno. La davo per scontata, ma scontata non è. Tutto ciò, per dire che la sceneggiatura (scritta con Dan Cadan), è tridimensionale, che i personaggi sono realistici e ben costruiti, che si percepisce che Madonna ha la sensibilità di vedere davvero ciò che guarda. La struttura triangolare è ben equilibrata, l’ironia e il dramma ben dosati.

locandinaCerto, il film ha alcuni vizi tipici degli autori al primo ciack: monologhi lunghi e intrisi di filosofia per la foga di dire tutto in una volta come se fosse l’ultima, recitazione lenta e stentorea in certi momenti, tentazione al video musicale. Ma nonostante questo, la mente e il cuore si fanno catturare e il film assorbe tutta l’attenzione, commovendo e agevolando persino una sorta di catarsi. Fatto non da poco, quello di emozionare. Basterà, per la prossima volta, trovare anche un bravo sviluppatore (su Londra, mi permetto di consigliare Gareth Jones, sempre che sia disponibile).

Tra gli interpreti, tutti perfetti nei loro ruoli, non si può non segnalare la presenza della leggenda Richard E. Grant (questo è il suo sito ufficiale: http://www.richard-e-grant.com/) he qui interpreta un ex scrittore di successo, omosessuale, cieco da anni e per questo caduto in depressione. Certo, la scena in cui Grant abbraccia le rose su musica lirica si sarebbe potuta evitare, ma un tributo a un grande attore, tanto stimato, si comprende.

(Filth and Wisdom, Gran Bretagna, 2007) di Madonna; con Eugene Hutz, Holly Weston, Vicky McClure, Richard E. Grant, Inder Manocha, Elliot Levey, Francesca Kingdon, Clare Wilkie, Olegar Fedoro, Ade, Elena Buda, Stephen Graham.

Uscita in Sala: 12 giugno


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 10 giugno 2009

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