Media Mundus, quattro padri single e altre avventure

di Fernanda Moneta

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Mentre la Commissione europea approva il programma Media Mundus che prevede 15 milioni di euro a sostegno di progetti audiovisivi che coinvolgano l’Europa e paesi terzi, con ottimo tempismo, la fiction Mediaset manda in onda, il 15 gennaio 2009, il pilota (numero unico creato per saggiare il gradimento del pubblico e destinato a fare da battistrada ad un’eventuale serie, con stessi titolo e interpreti) Quattro padri single, prodotto da Gabriele Muccino, Fabrizio Donvito e Marco Cohen, scritto e sceneggiato dallo stesso Muccino con Liz Tuiccillo, newyorkese sceneggiatrice di Sex and the City, nota in Italia anche per aver firmato con Greg Behrendt (autore di spettacoli comici e consulente per le prime tre serie del telefilm) il noto “manuale per smascherare le scuse che gli uomini raccontano e che le donne si bevono”, La verità è che non gli piaci abbastanza.

Giancarlo Scheri, responsabile di fiction Mediaset fa sapere che “il “tv movie” è già stato preso in considerazione da un grande network Usa. Sarebbe la prima volta che una fiction italiana, ma girata fra New York e Boston, viene fin dall’inizio progettata anche per le tv statunitensi”. Premetto che trovo confortante sapere che Gabriele Muccino, nelle sale italiane con il suo secondo film girato con/grazie a Will Smith, ha pensato di reinvestire in un prodotto audiovisivo parte del suo attivo statunitense. Va detto inoltre che Quattro padri single è un buon prodotto televisivo, nonostante gli scivoloni di sceneggiatura legati al non rispetto per l’italianità, che si sarebbero potuti evitare dicendo “we can’t” alla Tuiccillo, che immagino esserne la responsabile, dato che Muccino è italianissimo. In genere i programmi Media, non nel senso di trasmissioni di Mediaset, ma nel senso dei programmi europei di finanziamenti a vario titolo, dedicati al cinema e agli audiovisivi, hanno come obiettivo quello di favorire coproduzioni e incontri. Va detto che, da quando sono nati, sempre meno si rivolgono ai singoli autori e sempre più alle produzioni o agli autori già sotto contratto con un produttore di un certo peso.

La novità di Media Mundus è che prevede stanziamenti pubblici europei (tasse nostre) per favorire coproduzioni tra realtà professionali europee e di paesi terzi. “Paesi terzi” sono tutti quelli che non fanno parte dell’Europa. Gli Usa, ad esempio.

“Negli ultimi vent’anni gli sviluppi tecnologici come i video on – ha detto Viviane Reding, commissario europeo responsabile dei Media ­–, la Tv trasmessa su internet e la televisione digitale hanno profondamente cambiato il panorama audiovisivo internazionale. Si è venuta così a creare una forte domanda di contenuti audiovisivi e occorrerà ’riempire’ questi contenitori tecnologici con contenuti nuovi e interessanti. Credo che Media Mundus sia la risposta giusta, sul piano culturale, al mutato panorama tecnologico globale. Il successo dei nostri programmi Media e Media International, dimostra che è necessario andare avanti e pensare in una prospettiva globale”.
È chiaro così che i finanziamenti non saranno dati solo al cinema, ma in generale ai prodotti audiovisivi, con l’obiettivo di accaparrarsi fette di mercato straniero. A chi stesse per dire che il mercato è globale da un pezzo, va risposto che, nel caso della cultura, esiste il cosiddetto “fattore di diversità culturale” (c’è una commissione internazionale UNESCO che da tempo si occupa di questo, con successi altalenanti) che dovrebbe salvaguardare i prodotti culturali dalle leggi di mercato applicate a tutte le altre merci. Il condizionale è però d’obbligo.
“La diversità culturale del cinema europeo e i pregi del nostro programma Media – ha continuato Viviane Reding ­–, hanno indotto registi nell’America meridionale, in Asia, in Russia e in altri continenti a chiedere ripetutamente di instaurare una collaborazione con i mercati audiovisivi europei così da rafforzare il rispettivo potenziale.” Altri continenti?! Dall’elenco della Reding restano fuori solo l’America del nord, Australia e Oceania.
Sotto i nostri occhi che i prodotti audiovisivi statunitensi sono acquistati, belli o brutti che siano, in tutto il mondo, quelli italiani, no.
Un altro dato di fatto è che da anni le produzioni americane hanno seri problemi a reperire i contanti necessari per fare il proprio lavoro e cercano coproduzioni internazionali, con la Cina, ad esempio, col Giappone, e da un po’ persino con noi, che non siamo precisamente dei “Paperoni”. Lo ha detto chiaramente anche Spike Lee, che per realizzare il suo Miracolo a Sant’Anna, film ambientato in parte in Italia, ma decisamente americano, ha utilizzato nostri soldi pubblici, senza dei quali non avrebbe mai potuto chiudere il budget.
La decisione di aprirsi alle esperienze e alle realtà cinematografiche d’oltre confine è stata dettata, dicono da Bruxelles, dal successo del precedente programma Media International con il quale l’Unione europea ha concesso un finanziamento di 2 milioni di Euro a 18 progetti realizzati con partner internazionali.
Nel maggio scorso quattro film finanziati dal programma Media hanno vinto vari premi al Festival del Cinema di Cannes, fra cui la Palma d’oro (Entre Les Murs, Francia) e il Gran premio della giuria (Gomorra, Italia). Questi due titoli figuravano fra i 14 film proiettati a Cannes che erano stati prodotti o distribuiti con il sostegno di oltre 900.000 Euro nell’ambito del programma Media. I film che hanno beneficiato del sostegno del programma Media e hanno già vinto agli Academy Awards e agli Oscar, sono Il falsario (Die Fälscher, Austria-Germania) e La Vie en Rose (La Mome, Francia).
Ho provato a raccogliere opinioni di vari amici produttori europei. Da Londra, Gareth Jones della Scenario Films Ltd., mi fa sapere, ad esempio, che “darebbe volentieri un’opinione, però sta per girare un lungometraggio”.
In un comunicato del 13 gennaio 2009, gli autori italiani aderenti all’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) hanno parlato della “grave situazione determinata dalla politica posta in essere dall’attuale governo in campo cinematografico, la difesa del diritto d’autore che vede unite tutte le rappresentanze degli autori, la determinazione degli obiettivi nel più vasto campo della cultura e della conoscenza, impone una forte e motivata partecipazione degli autori cinematografici, con la loro storia e le loro battaglie, a tutte le istanze che stanno nascendo per organizzare un’attiva resistenza nei confronti della desertificazione culturale che si sta abbattendo sul nostro paese.”

Altro dato di fatto è l’elenco pubblicato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali sul n.106 di dgCinews del 13 gennaio 2009 e dal sito della Direzione Generale per il Cinema, dei 12 film italiani ammessi ai benefici di legge della commissione per la Cinematografia, nella riunione di martedì 23 dicembre 2008: Bianco e nero di Cristina Comencini, Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti, Grande grosso e Verdone di Carlo Verdone, La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, La rabbia di Louis Nero, L’abbuffata di Mimmo Calopresti, L’arte del sogno di Michel Goundry, Lascia perdere, Johnny di Fabrizio Bentivoglio, Ovunque sei di Michele Placido, Piano, solo di Riccardo Milani, Signorina effe di Wilma Labate, Tutta la vita davanti di Paolo Virzì.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 17 gennaio 2009

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