George Méliès V/S George Méliès: differenze dell’editoria sul Cinema in Europa

di Fernanda Moneta

Méliès - Luna

Nel 1897, l’anno in cui Méliès cominciò la sua attività di regista, il cinema era già in crisi. L’incendio al Bazar de la Charité, in cui morirono 200 spettatori per un guasto alla lampada ad etere di un proiettore, aveva seminato la fobia delle sale cinematografiche. Non contribuiva a vincere la paura la noia per quella che era considerata una mera dimostrazione scientifica, con treni in arrivo, innaffiatori e bambini in azione. Una cosa a parte, ieri come oggi, era il mercato dei film porno, limitato però alle macchine coin up. Ma questo è un discorso a parte. Il pubblico era stanco delle cosiddette “riprese dal vero” e quando Méliès propose la sua “attualità ricostruita” era pronto ad apprezzare le illusioni dei teatri di posa decretandone il successo. Edgar Morin definì Méliès “un prestigiatore che mette il cinematografo nel cappello per farne uscire il cinema”.

Georges Méliès (1861-1938) è considerato il creatore dello spettacolo cinematografico in senso pieno. Fu lui che mise a punto le basi del linguaggio cinematografico. Recitazione, sceneggiature, costumi, trucco, scenografie, etc… fu merito di Méliès se entrarono a far parte della costruzione di un film. Esperto nella prestidigitazione e fabbricante di sofisticati automi per il teatro, ha perfezionato l’arte e la tecnica degli effetti speciali in oltre cinquecento film prodotti fra il 1896 e il 1912. Le voyage dans la lune (1902) è considerato all’unanimità il primo capolavoro della fantascienza per il grande schermo. Tra gli altri suoi film: L’homme-orchestre (1900), L’homme à la tête en cahoutchouc (1901), Le royaume des fées (1903), Voyage à travers l’impossible (1904), Les quat’ cents farces du Diable (1906), A’ la conquète du Pole (1912). Griffith, il regista americano che mise a punto il montaggio in chiave moderna e l’uso diversificato dei piani di ripresa e delle focali, autore di Nascita di una Nazione e Intolerance disse di lui: “Gli devo tutto”.

Ma ancora negli anni 80, i film di Méliès sono stati variamente “saccheggiati” con citazioni più o meno palesi, dai videoartisti nizzardi di Le Mongol Fier, legati al Fluxus, e in genere da tutte le sperimentazioni che implicassero l’uso dell’animazione stop motion realizzata con il video.

I primi convegni sul digitale e gli effetti speciali non potevano escludere un relatore che parlasse delle tecniche messe a punto da Méliès. In quasi contemporanea con la Cinémathèque française et du Centre national del la cinématographie, a Parigi, che ha dedicato al regista uno splendido catalogo e un doppio Dvd contenente i suoi capolavori rimasterizzati, in Italia, Il Castoro Cinema ha deciso di ripubblicare l’aggiornamento (con anche 170 fotogrammi originali) della monografia firmata da Paolo Cherchi Usai. Come tutti i volumi della collana, questo castoro è un utile strumento di studio e consultazione, per la precisione e accuratezza delle informazioni e la cura della grafica, con intere sequenze scomposte e svelate, passo dopo passo.

Non si può non constatare la differenza del mercato editoriale francese da quello nazionale: lì si pubblica un testo in formato gigante, con centinaia di illustrazioni a colori (seppiate), 359 pagine al costo di 49 Euro. E si vende.

Da noi, un editore illuminato come Il Castoro Cinema, che ha voglia e competenza nel fare, deve limitarsi a 170 pagine, con illustrazioni in bianco e nero, in formato tascabile, a 11,90 Euro. Se si vende o no è presto per dirlo: il libro è appena uscito. Ma la colpa è davvero dei lettori italiani che non ci sono? È colpa della distribuzione o delle librerie? Della politica che fino ad oggi è stata fatta sul cinema e sul suo linguaggio, tenuti fuori dalle scuole se non come momento di ricreazione culturale? Qualcosa deve cambiare.

  • Paolo Cherchi Usai, George Méliès, Il Castoro Cinema, Milano.
  • Jacques Malthête e Laurent Mannoni, L’Ouvre de Georges Méliès, Editions de la Martinière, Parigi.

Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 22 febbraio 2009

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