Festival@sanremo.59

di Fernanda Moneta

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Da giorni le tv sono piene di personaggi più o meno anziani che sparano a zero, lasciano a metà frasi sconsiderate, urlano, dicono ciò che pensano e poi danno la colpa ai giornalisti di aver riportato male le loro parole. Ha detto bene Lussuria ad Al Bano in quel di una recente puntata di “Porta a porta”: “Spero che abbia sporto querela. Perché se un giornalista scrive cose in cui io non mi riconosco, querelo.”

Chissà perché il Festival di Sanremo ha il potere di scatenare sentimenti forti: il coraggio di dare giudizi in persone che durante l’anno di giudizi cercano di non darne mai, per non compromettersi; la cattiveria nazionale, come una deriva dello stile Lucherini, l’ufficio stampa cinematografico, noto per aver convinto Sofia Loren e Gina Lollobrigida a darsi sberle in pubblico a scopo promozionale; la commozione veltronista per tesi inconciliabili a seconda di chi ha la parola in quel momento… etc. Quello che vien fuori è il modus operandi da campagna elettorale, per cui si accusano gli altri di tutto e niente, giusto per creare un dubbio in chi ascolta. Si arruffano le penne, ci si becca un po’, ma poi tutto finisce lì. Chi ha avuto ha avuto ha avuto. Chi muore, peggio per lei/lui. È un rito negativo, brutto, dalle cui conseguenze si salva solo chi riesce a stare in penombra fino alla fine, chi non pesta piedi, chi è invisibile.

Desta scandalo in un critico musicale (non ricordo il nome, ma veste ancora come se i Clash avessero 20 anni) restituito alla telecamera solo in queste occasioni, l’idea di far partecipare giovani cantanti scelti dai propri Maestri. E dunque? Non ci sarebbe nulla di male, nel fatto in sè, perché la musica, l’arte e lo spettacolo funzionano o dovrebbero funzionare proprio così. I Maestri fanno crescere allievi che cercano di aiutare a inserirsi nell’ambito del mondo del lavoro. Al contrario, la mia generazione, fiorita (è il caso di dirlo) negli anni 80, è stata la prima ad essere abbandonata a se stessa. La politica e il mercato imponevano il modello della “cultura giovanile”: un sistema per riempire spazi dedicati alla cultura pagando meno. Da parte loro, per difendersi, imbevuti della filosofia del tempo che grossomodo era “vendere la madre pur di avere successo e ricchezza” i (cattivi) Maestri non hanno lasciato spazio a nessuno. È bello che i Maestri tornino a fare i Maestri, con dignità. Però, quando vedi Zucchero che promuove sua figlia, non ce la fai proprio a guardare e cambi canale. Ricordo male o s’era già vista una volta, la figlia di Zucchero, a Sanremo? Mi chiedo come mai, se ha talento, la figlia di un notissimo musicista, produttore musicale, abbia bisogno di essere presentata dal padre, per cantare al Festival. Perché non è in concorso accanto a Dolcenera? Domande.

Seguendo le arene del giorno dopo, però, l’argomento del giorno, non è questo. Viste le eliminazioni di nomi noti (da Patty Pravo ad Al Bano), sono tutti in attesa del ripescaggio di due di loro tramite il televoto. Paolo Limiti lo ha definito uno strumento migliore della giuria demoscopica di 300 persone, presente in sala. Anche in rete, sul blog del Festival, si parla di televoto, da parecchi giorni, ma in altri termini.

Sanremo da quest’anno, ha una doppia vita in internet (http://www.sanremo.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067197,00.html), Nel sito è in atto una sorta di competizione parallela già da lunedì 9: terminerà giovedì 19 febbraio.

Colmo di banner pubblicitari, il sito ha diverse sezioni tra cui un mercatino di “ciarpame di culto” (vecchi dischi, merchandising d’epoca…) in cui praticamente non è entrato nessuno, una interessante sezione in cui proporre i propri promo, un archivio delle edizioni passate, una radio, etc. Tutto ciò che comunemente si mette in un sito promozionale, c’è.

C’è anche un blog, dove mi sarei aspettata più di 40 commenti, a dir la verità. Credo che il popolo della rete abbia altri eventi a cui partecipare. Uno degli argomenti che hanno generato polemica tra gli utenti, è il televoto delle canzoni che sono selezionate dagli utenti della rete. Spilluzzicando tra i post, il 15 Febbraio, Antonio scrive: “Finalmente l’organizzazione ha trovato il modo per incassare soldi senza troppi sconti.Il televoto è un gioco per i ricchi e per chi alle spalle ha una buona casa discografica che investe nei nuovi talenti. Io credo che tra i 90 ci fosse qualcuno che di talento ne ha da vendere ma di soldi ne ha evidentemete pochi! Gli altri era evidente che dovessero crearsi gruppi di fans disposti a bombardare con gli sms tutti i giorni, anche perchè a chi se ne frega degli emergenti se non ad un pubblico ristretto di fans? Ecco il ruolo delle compagnie telefoniche che ben volentieri accettano il televoto come una forma sicura di investimento in SANREMO. Bravi come imprenditori siete unici ma se volete veramente bene alla musica ITALIANA e a questi ragazzi che fanno della musica la loro vita date spazio veramente a tutti perchè è la cosa più giusta da fare. Il primo classificato sarà quello che sicuramente è riuscito ad organizzarsi meglio gli altri saranno i più bravi..MUSICISTI!!! Spero di sbagliarmi ma sarà così.vedrete!”

Stesso giorno, ore 7.07 Fulvio scrive: “contenti del contentino??? mah, che grande presa in giro per i giovani artisti che più che tali vengono considerati solo come strumento da cui succhiare danaro mentre invece i soliti noti e figli di soliti noti hanno e hanno avuto tutto facile. scontenti!!!” Il 16 Febbraio, Luca: “grandissimi i malmonroe che hanno speso 8.000 euro per arrivare primi alla competizione e ora sono solo 5 soppiantati dagli studio 3 e ania che hanno più soldi di loro! “forza ragazzi chi spende di più vince, vediamo la classifica dei più ricchi tra i 10 finalisti!!!!”

Una certa “Classifica” dice: “Non riesco a capire come le Major non possano fare niente per squalificare i 10 finalisti, esaminando i tabulati e reinserendo gli artisti che erano veramente fra i 10. Le Fard e Manuel Auteri erano rispettivamente al 14 e 18 posto!! Proporrei che vengano restituiti tutti i soldi alle case discografiche che potrebbero reinvestirli in promozione. In ogni caso 2 artisti fra i 10 Le Fard e Manuel Auteri devono essere squalificati, hanno pagato non rientravano fra i dieci. Enrico Nigiotti deve entrare di diritto come Barbara Zappamiglio. Chiediamo la squalifica immediata di Manuel Auteri e Le Fard!”

Manuele: “Scusa “Classifica” come fai a dire queste cose? ne hai la certezza perché sei riuscito ad avere i tabulati in mano? Enrico Nigiotti e Barbara Zappamiglio dovevano essere nei dieci? Io sono un sostenitore di entrambi, e ho votato e fatto votare, pensa che a Barbara in una serata (il sabato) sono arrivati almeno 3mila voti e non si è mossa dalla sua 28esima posizione?! Classifica truccata????? .”

Io invece mi chiedo come faccia Manuele a sapere che a Barbara sono arrivati 3mila voti il sabato sera.

Lucia posta: “ma come è possibile Ania al n1 e 5005 al n2 ma vince chi ha più soldi e non chi ha più fan i call center e non la vera musica beh se ci fosse stata la figlia di Berlusconi avendo le possibilità avrebbe vinto lei???? che schifo Paolo.”

Luca e Paola chiedono il regolamento del televoto il 16. Un certo EMILIO chiede la stessa cosa il 17 febbraio.
La redazione risponde a Zac Zac: “Non ti preoccupare se ne stà occupando chi di dovere, ci penseranno loro a fare denuncia. Hanno i tabulati e sono già stati fatti i controlli. I giornali lo sanno, Striscia la Notizia lo sa. La redazione del Festival lo sa. Adesso per il vincitore non possono fare “porcherie” deve essere in regola, è per gli artisti esclusi il guaio. Hanno perso tanti soldi. Lì si devono muovere le etichette discografiche. Anche se fai denuncia non possono fare nulla, andrebbe a finire tutto con un: “ci siamo sbagliati” come con Dolcenera quando non ha vinto per un errore della giuria. Per questo non hanno comunicato il numero dei voti.”

Il giallo è risolto? La riflessione è che ovviamente il televoto è un finto mezzo democratico, un modo per fare incassi, da una parte, per “vincere facile”, dall’altra. A meno che non ci si mettesse di mezzo la Guardia di Finanza, che credo abbia di meglio da fare, non c’è modo di rendere “sicuro” il televoto (un uomo, un voto) che non possa essere aggirato. Basta saperlo. Nell’epoca dei call center, quanto costa far fare un migliaio di telefonate? I ricavi di un successo discografico a quanto possono ammontare?

Candidamente, Paolo Milia posta il commento: “gradirei, io ascolto sempre il festival alla radio, che venisse trasmesso per intero e non disturbato dopo ogni canzone dai commenti “dei due giornalisti che rompono, devo ascoltare ciò che dice Bonolis e non voi che non mi interessate grazie.”

Da ascoltatrice, mi chiedo che ci trovi Paolo Milia nelle canzoni di Sanremo. A parte la sincerità di Povia (l’ho detto), quest’anno sembrano quasi tutte fatte con il campionatore.
Trovo rilevante, invece, lo spazio dato alla cultura in generale: era ora che qualcuno parlasse di beat generation e di reading, in tv. In questo modo anche i vent’enni ora sanno finalmente da dove arriva il rap. Mi auguro che così l’amore per la lingua italiana corretta sia rivalutato. Perché nonostante quello che si lascia credere ai giovani, incoraggiati da sms e “giovanilismo” a storpiare la lingua, conoscere davvero l’italiano conferisce potere.

Luisa posta il 17 Febbraio alle 06.06: “Ho 34 anni sono italiana e vivo nel North Carolina, vorrei tanto tornare in Italia ma la mia situazione me lo impedisce, volevo solo ringraziare la Rai e tutti gli operatori di Sanremo che danno la possibilita’ di vedere la trasmissione qui in USA, sono contenta che Paolo Bonolis conduca il Festival. Finalmente mi divertiro’ dopo tanto tempo di tristezza qui, ma di sicuro anche piangero’ perche’ la nostalgia dell’Italia e’ enorme. Ragazzi, gente italiana sono fiera di Voi, per favore non facciamo delle scemate, manteniamo il nostro livello, che secondo me e’ superiore di tanti altri paesi esteri dove ho vissuto, e specialmente superiore agli USA dove la spontaneita’ e genuinita’ non esiste. Grazie Sanremo, grazie Italiani!”

Facciamo a cambio, Luisa?


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 20 febbraio 2009

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