Il quarto tipo

di Fernanda Moneta

Il quarto tipo

Nella cittadina di Nome in Alaska, dopo la morte violenta del marito, la dottoressa Abigail Tyler, psicologa, comincia a videoregistrare le proprie sedute con pazienti traumatizzati. In questo modo scopre le prove di rapimenti alieni… Questa è la sinossi di un film. E fin qui non c’è dubbio. Ma si tratta di un un thriller fantascientifico o di docufiction? Non si sa. Non si può sapere, neppure dopo averlo visto.

Zacharia Sitchin è uno studioso azero che ha decodificato la genesi raccontata dai testi sacri, Bibbia compresa, in chiave ufologica. Si tratta della cosiddetta teoria degli antichi astronauti, a cui arrivano, da altra via, anche gli studiosi Erich Von Daniken e David Icke. Tutti e tre sostengono che la razza umana sia stata creata con procedimenti di ingegnetia genetica da una razza aliena che proverrebbe da un altro pianeta nel sistema solare, fino a poco tempo fa sconosciuto, ma che recentissime scoperte hanno confermato esserci. I suoi abitanti, che i Sumeri chiamavano Anunnaki e la Bibbia chiama Nefilim, iniziarono a visitare la Terra mezzo milione di anni or sono e il ricordo delle loro gesta è giunto sino a noi per varie strade: nei racconti mitologici, nell’Antico Testamento, nel libro di Gilgamesh.

Il quarto tipo avalla questa teoria (mai chiamata col suo nome, ma ampiamente citata in una sequenza che stacca dal resto, per stile), con riprese documentarie (o presunte tali), audio originale (o presunto tale).

È difficile capire, in casi come questi, se si stia davvero guardando una docufiction che potrebbe cambiarti la vita nei suoi aspetti più profondi e spirituali o se, viceversa, si stia assistendo a un gioco mediatico. Internet non aiuta: è una scatola cinese di fonti presunte, leggende e false realtà. Come dice il film: alla fine ognuno è libero di credere o di non credere. È questo il punto? Scegliere tra credere o non credere? È così che verremo selezionati, come dicono tutte le ipotesi profetiche sul futuro prossimo venturo dell’umanità?

Nel film, la voce registrata di un alieno (o presunto tale) dice che “è inutile pregare: io sono dio”. La protagonista, sia l’attrice Milla Jovovich, che la psicologa (o presunta tale) delle parti documentarie (o presunte tali) dice “mi ha tolto speranza. Non credo che sia dio, ma potrebbe fingere di esserlo”.

Credere o non credere? Il film non dà risposta, ma alla fine, su interminabili titoli di coda, sciorina una serie di segnalazioni di avvistamenti di ufo, dati, registrazioni.

Nel numero di giugno 2008 della rivista Science c’era un articolo molto curioso scritto da Andrews Lawler dal titolo Unmasking the Indus in cui per la prima volta il mondo accademico e scientifico accettava che l’antica cultura dell’India, quella che generò i Veda, deve essere considerata al pari di quella Egizia e Mesopotamica se non addirittura superiore.

Una delle scoperte più interessanti che hanno portato a queste conclusioni è stata il sito di Mehrgar risalente al 7.000 a.C. sulla zona occidentale dell’Indo.

A proposito di questo sito archeologico, in rete girano articoli su cui si parla di una (ancora) non ufficiale scoperta di tavolette d’argilla incise con caratteri fino a poco tempo fa sconosciuti, che avrebbero molto in comune con la scrittura cuneiforme, risalenti a un periodo compreso tra il 2018 a.C. e il 2076 a.C. ovvero durante l’epoca della civiltà mesopotamica di Ur.

Un’equipe di (ancora) anonimi scienziati Francesi, che si fa chiamare Vérité Révélée (Verità Rivelata) avrebbe affermato che la scrittura è stata decifrata, portando prove di ciò alla Royale Accademy. Pare che durante il resoconto alla commissione scientifica sia stato prodotto un frammento metallico che riportava alcuni strani simboli, gli stessi ritrovati sulle tavolette indiane. Il reperto sarebbe costituito da una lega sconosciuta sulla terra, composta di Boro, Magnesio, Zinco e Alluminio, resistentissima alle altissime temperature e agli urti, ma abbastanza duttile. Le tavolette ritrovate in India pare confermino le teorie di Sitchin, narrando le cronache di un doppio sbarco sulla terra; da parte degli abitanti di Marte, quando era ancora abitato, e in seguito da parte degli Anunnaki, che prima atterrarono su Marte e poi sulla Terra.

Dalla loro decifrazione pare sia emerso che sono organizzate secondo uno schema ben preciso e che le ultime trattino della loro conservazione per essere tramandate come segno di verità.

Esse furono custodite dagli dei del cielo che per la loro benevolenza hanno voluto donare al mondo la verità (pezzo mancante) così scesero dai carri alati per seppellire il testo sacro sul suolo sacro di Ihgert per fare ritorno alla terra d’origine quando (pezzo mancante) e il sole sorgerà dai monti alla fine dell’ultima era.

Anche nel film Il quarto tipo le frasi in sumero e le sequenze documentarie sono inframmezzate da pezzi mancanti, gap di sistema, vuoti, andate a nero, flash. Citazione o semplice semantica?

Anche da questo punto di vista, non esiste nessuno davvero in grado di stabilire ad occhio nudo se una sequenza è girata con un sistema o con un altro. Se è amatoriale o no, se è naturalmente piena di rumore o quest’ultimo è stato aggiunto per dare una patina di veridicità. Per ora lasciamo che il film scorra nel fiume delle sale e vediamo che accade.

Un mio amico studioso (tra l’altro) di ufologia mi suggerisce di chiedermi perché un film di questo tipo sia stato prodotto ed esca oggi.

In effetti, chissà cosa succederà a cascata, da questa uscita quasi alla chetichella.
Non è possibile che la Warner Bross distribuisca il film di esordio di uno sconosciuto o è possibile? Del regista, Olatunde Osunsanmi, si sa poco o nulla.

Dal nome e dai riscontri su Facebook presumo che sia afroamericano. Dalle immagini che trovo, pochissime, credo di riscontrare una certa somiglianza tra lui e il giornalista televisivo che intervista la vera (o almeno così si fa credere) psicologa. Forse da questo indizio potrei dedurre che è tutto finzione. Ma per essere certa dovrei poter guardare il film di nuovo, in moviola. Cosa che mi è impossibile fare.

  • Regia: Olatunde Osunsanmi
  • Interpreti: Milla Jovovich, Elias Koteas, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti, Daphne Alexander, Alisha Seaton, Mia McKenna-Bruce, Tyne Rafaeli.
  • Prodotto in: USA.
  • Durata: 98 minuti
  • In sala dal 22 gennaio
  • Guarda il trailer su: http://www.ilquartotipo.it

Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 21 gennaio 2010

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