L’India di Tarquin Hall e il caso Vish Puri

di Fernanda Moneta

cover-Vish-OK271 pagine lette in un pomeriggio, senza un attimo di pesantezza o indecisione, senza alienazione e con la sensazione esatta di dar vita ad un evento.

Ambientato in India, quasi del tutto a Delhi, ma con qualche puntata nello Jampur, Vish Puri e il caso della domestica scomparsa è un giallo scritto in modo semplice e diretto, senza incisi logorroici e tentazioni ottocentesche, imperniato su tre investigazioni per tre casi diversi, che si dipanano parallelamente e che, nell’insieme, riescono a dare un quadro non scontato dell’India contemporanea.

New Delhi, megalopoli a cui i centri commerciali, il traffico assordante e i nuovi quartieri residenziali che sorgono improvvisamente dal nulla stanno cambiando l’assetto. Come le antiche consuetudini della vita indiana si innestano tra i Tupperware e la Coca Light, il matrimonio combinato resta un punto fermo e Vish Puri viene chiamato soprattutto per indagare sulla condotta privata di un promesso sposo o su casi di infedeltà coniugale.

L’investigatore più famoso del mondo è Sherlock Holmes, ma la verità è che già nel quindicesimo secolo, a Delhi, un investigatore di corte, Bayram Khan, risolse un efferato omicidio grazie ad un capello e che gli indiani Azizul Haque e Hem Chandra Bose svilupparono il primo sistema di classificazione delle impronte digitali già alla fine dell’800.

La casta degli eunuchi ed il suo potere, unica al mondo.

I treni che portano i campagnoli in città, dove si perdono.

Ne esce l’idea di una Paese caotico, ricco di tradizioni e cultura di grande spessore, con una polizia largamente corrotta ed un sistema giudiziario carente e sommario. Un luogo in cui si sopravvive grazie a crudo realismo e a tanta autoironia.

Niente tecnologia, ma indagini, infiltrati, intuito, finti tonti e ricerca delle prove. Il caso si scopre con leggerezza, attraverso la lettura di questo giallo avvincente perchè quotidiano, pieno di buon senso e cuore. Se si deve cercare un omologo tra i detective della storia, non si può che pensare al Commissario Maigret, soprattutto all’interpretazione che ne ha fatto Gino Cervi.

Vish Puri e i suoi assistenti detti Luce Al Neon, Sciacquone e Crema Da Viso, combinano ingegnosamente le moderne tecniche di investigazione con i principi deduttivi fissati dalla cultura indiana più di duemila anni fa. Non manca una madre “ultramediterranea” che si trasforma in detective per proteggere la vita di un figlio (Vish Puri) tanto geniale, quanto distratto.

In genere non si parla della copertina di un romanzo, ma questa volta non se ne può fare a meno perchè si tratta di un raffinato oggetto di design creato da Giacomo Gallo (Art director) e Marcello Dolcini (Graphic designer), che aggiunge piacere all’atto di tenere in mano il libro per tanto tempo e ti fa sentire parte dell’ambiente descritto dalla storia.

Oltre la forma, la struttura narrativa è perfetta.

L’autore, Tarquin Hall è un giornalista inglese (Londra 1969), che ha trascorso gran parte della sua vita all’estero, viaggiando molto, soprattutto in Asia e Africa, dedicandosi al reportage. In Italia è già in libreria con Alla ricerca del cimitero degli elefanti, edito in Italia nel 2004 da Tea Avventure.

Nessun autore d’origine indiana, dunque, ma tanta passione e rispetto per l’India e la sua cultura, tanti viaggi e, oggi, una vita da pendolare tra Londra e Delhi.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 04 marzo 2010

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