Kathryn Bigelow, i sassolini nella scarpa: The Hurt Locker. L’8 marzo e la notte degli Oscar in rosa del 2010

di Fernanda Moneta

hurtlocks

Avatar e il 3D: sembra che senza questa tecnologia non si possa più fare cinema. O almeno così ci fanno credere le multinazionali della cultura e qualche intellettuale di provincia o presunto tale.

La Storia è diversa. I primi esperimenti di visione 3D sono stati fatti attorno al 1850 con uno strumento che si chiama l’anaglifo. In altre parole, la tecnologia 3D ha più di 150 anni, è più vecchia del cinema. Il principio su cui si basa è rimasto lo stesso: sovrapposizione di due immagini in modo da ingannare il cervello e indurlo a credere di trovarsi di fronte ad un oggetto reale. Dal 1850 in poi la funzione del 3D è rimasta sostanzialmente la stessa: far cassa puntando sull’effetto “fenomeno da baraccone” facendo leva sullo stupore del pubblico. Non a caso i parchi a tema, Disneyland in testa, hanno tutti da anni una sala 3D che anzi si è arricchita da tempo con altri effetti speciali.

Il cinema è anche o soprattutto spettacolo, non c’è nulla di male. Però, la vittoria agli Oscar 2010 di The Hurt Locker come miglior film e di Kathryn Bigelow come migliore regista riempie i cuori di speranza.

Che The Hurt Locker, un film indipendente su un plotone di artificieri in Iraq, che ha faticato a trovare un distributore (il film è pronto dal 2008!), che ha portato a casa circa 12 milioni di dollari negli Stati Uniti, dove è uscito a novembre, possa battere Avatar, il film più costoso di tutti i tempi (350 milioni di dollari), è una bella notizia. Anzi è una scatola cinese di belle notizie.

Innanzitutto, che ci crediate o no, la Bigelow è la prima donna a vincere un Oscar per la regia. Prima di lei, erano state candidate come registe solo Lina Wertmuller, Jane Campion e Sofia Coppola. Non ce l’avevano fatta. A proposito della signora Wertmuller, solo due anni fa, un notissimo critico cinematografico italiano fece pubblicamente una battuta del tipo “continua a voler fare la regista, farai la fine della Wertmuller”. Che fine abbia mai fatto nella testa di quel critico la signora Wertmuller ancora non me lo spiego. Ma tant’è. L’uomo è cacciatore e dunque a volte le… spara.

Altra buona notizia: The Hurt Locker è un film di guerra.

Era solo il 2001, quando la rivista Plot di Affabula Readings, mi pubblicò il racconto per film “Anche il grano ha cambiato colore”, ambientato nell’exJugislavia e Massimo Mongai (lo scrittore) commentò la notizia con un secco “in Italia nessuna donna fa film di guerra”.

Ci azzeccò: nonostante tutto ancora non ho trovato un produttore.

E ancora una buona notizia è che la Bigelow è relativamente giovane, è del 1951. Parlano tutti del gossip che la Bigelow e Cameron fossero sposati. Pochi ricordano che lei è da sempre un’artista affermatissima e già autrice di due film-culto Point Break e Strange Days. Potrà vincerne altre, di statuette, se il marito James Cameron, autore di Avatar, non le brucerà il terreno attorno. Non che si sappia che Cameron sia tipo da fare cose del genere, ma in Italia alcune signore del cinema potrebbero raccontarci di come la loro carriera è stata mobbiazzata dall’ex.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 09 marzo 2010

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