Buried (sepolto) di Rodrigo Cortés con Ryan Reynolds

di Fernanda Moneta

Rodrigo-Cortes

Voi che fareste se vi svegliaste in una bara, rapiti e sepolti vivi in attesa del riscatto, con un cellulare, un accendino Zippo e una matita? Nei novanta minuti di vita che vi restano, cerchereste aiuto? Secondo il regista Rodrigo Cortés non lo trovereste.

“Tutti hanno avuto a che fare con la burocrazia e la mediocrità umana. – dice il regista Rodrigo Cortés, a Roma per presentare il film tanto amato dal pubblico dell’ultimo Sundance Film Festival – Sei in una situazione di emergenza estrema e al telefono ti chiedono in numero di previdenza sociale. Devi spiegare a due o tre persone diverse per filo e per segno cosa è successo. Nessuno si prende la responsabilità e tutti cercano di passare il problema a qualcun altro. Il film è una sorta di commedia kafchiana.”

In effetti, più che Il castello di Kafka, l’antecedente letterario perfetto per BuriedSepolto vivo di Edgar A. Poe. È impossibile non ricordare anche l’episodio di C.S.I. e il film Kill Bill 2, entrambi girati da Tarantino.

“Lì però si trattava di pochi minuti, qui sono 94 minuti tutti girati in una cassa – precisa Cortés –, eppure questo film non è particolarmente claustrofobico. Dopo i primi 8 minuti, le pareti della bara esplodono e ti dimentichi di dove sei, conta la storia.”

La sceneggiatura girava da almeno un anno a Hollywood e nessuno la voleva realizzare. Buried era definito un film impossibile, irrealizzabile. Una sfida raccolta con coraggio e vinta in 17 giorni di riprese per 25 scene al giorno minimo, massimo 35. Eduard Grau ha firmato un’ottima fotografia, realizzata al limite dell’umanamente possibile. Ma anche il coraggio di Adriàn Guerra e Peter Safran, produttori, va segnalato.

Rodrigo-Cortes-2Nonostante sia ambientato in pochi metri cubi, Buried è un film d’azione. Non c’è un aspetto della situazione che non sia stato utilizzato, nel modo giusto e al momento giusto.

Una sceneggiatura perfetta, quella scritta da Chris Sparling, magistralmente costruita sullo schema standard americano – quello normalmente utilizzato per le commedie –, con dialoghi che non perdono un colpo.

“Ogni giorno durante le riprese dicevo a me stesso che se io ero lì, era solo grazie a chi aveva scritto questa storia.”

Chris Sparling è anche attore: deve essergli costato molto cedere la parte, ma il suo sacrificio non è andato sprecato.

Pur recitando il personaggio di Paul Conroy in una situazione che più che minimalista definirei “microcosmica”, l’unico interprete (voci al telefono a parte), l’attore hollywoodiano Ryan Reynolds (X-Men le origini: Wolverline, Maial College, Just Friends – Solo amici, Blade: Trinity), riesce a rendere un ventaglio di emozioni umane ampio e profondamente credibile. Solo Anna Magnani, a mia memoria, in un cortometraggio costruito su un suo monologo al telefono con l’amante traditore, era riuscita a fare tanto. Come faranno a non candidarlo all’Oscar?

Foto di Daniele Ferrise


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 12 ottobre 2010

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