Tornando a casa per Natale (Home for Christmas), il film-cacciavite di Bent Hamer

di Fernanda Moneta

HOME FOR CHRISTMAS

Un uomo si veste da Babbo Natale per rivedere la ex moglie e i figli senza essere riconosciuto, un vecchio asso del calcio alcolizzato chiede la carità per tornare dai genitori, una donna si illude che l’amante sposato lascerà la moglie dopo la vigilia, uno studente finge che la propria famiglia non festeggi il Natale per poter far compagnia ad una compagna di classe musulmana, un medico ritrova il senso della propria vita, una coppia di emigranti serbo-albanese partorisce in un cottage isolato. Il film narra la storia di un gruppo di persone di una piccola cittadina immaginaria le cui vite si intrecciano.
Tornando a casa per Natale di Bent Hamer (Kitchen Stories, Factotum, Il Signor Horten) è una favola natalizia contemporanea la cui sceneggiatura, che ha vinto il Primo Premio al Donostia – San Sebatian Film Festival 2010, è tratta dalla raccolta di racconti brevi dello scrittore norvegese (ancora inedito in Italia) Levi Henriksen, Only Soft Presents Under the Tree (Solo regali morbidi sotto l’albero. Ndr).

ImmaginiHamer mescola umorismo e tragedia, lasciando spazio per la speranza e il perdono, perché fare il bene si può (meglio non solo a Natale), ma dobbiamo scegliere. Lasciata a se stessa, la vita a volte conduce verso il male. L’ambiente attorno a noi, la pigrizia e l’assenza di speranza, ci confondono, ci fanno prendere la strada sbagliata, che è quella che ci conduce lontano dalla nostra missione. Ogni essere vivente ne ha una.
La notte di Natale è una porta aperta sulla verità della nostra esistenza, un momento in cui tutti, volenti o nolenti, fanno i conti con quello che sono diventati a causa delle proprie scelte.

A Natale si può chiedere aiuto senza aver bisogno di minacciare per averlo ma, anzi, abbassando il coltello. Si può ottenere asilo e compassione senza dover rubare o minacciare. Anche rinunciare a festeggiare il Natale in famiglia può essere giusto, se lo si fa per accogliere una persona che altrimenti si sentirebbe isolata. Il dito di un cecchino può fermarsi anche se la mira è perfetta.

Perché l’occhio vede il presente, ma l’anima, lo spirito, vede l’assoluto.
Se perseguiamo con sincerità il bene, quella che oggi può sembrare una sconfitta, a lungo termine ci porterà ad una vittoria inimmaginabile.
Il male perde sempre.

(Se la vostra anima è profonda e limpida, il film di Hamer vi regalerà un’alba inedita. Se avete messo un tappo sui vostri (buoni) sentimenti, il film di Hamer vi aiuterà a capirlo. Consigli per la visione in sala: portate con voi i fazzoletti da carta, una bottiglietta d’acqua e un buon amico.)


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 26 novembre 2010

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