Il responsabile delle risorse umane, ultimo film di Eran Riklis con Mark Ivanir, Gila Almagor, Guri Alfi

di Fernanda Moneta

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Si fa presto a mettere una targa sulla porta di un ufficio ed etichettare un uomo come “responsabile delle risorse umane”. Ma prendersi la responsabilità della vita di altri ha un senso più profondo della gestione di nomi e buste paga.

All’obitorio di Gerusalemme, il corpo di una donna, vittima di un attentato suicida, resta senza un nome per giorni.
Dai frammenti di una busta paga che la sconosciuta aveva con sé, si scopre che lavorava per il più importante panificio della città. Il pane, in Terra Santa, ha un valore che va ben oltre quello che gli diamo noi. È parte integrante di un rito quotidiano che si sostanzia una volta alla settimana nello Shabbat (il giorno del riposo) santificato tra le mura domestiche.

Un giornalista particolarmente determinato realizza un articolo che denuncia la «crudele mancanza di umanità» con cui il panificio, che non si è accorto dell’assenza della propria dipendente, tratta i propri impiegati, abbandonandoli senza un nome in un obitorio.

Tocca al responsabile delle risorse umane rimediare a quello che la titolare vede come un danno d’immagine, risolvibile con un’ammissione di responsabilità e un risarcimento in denaro, messa in atto poco più che formale di ciò che prescrive la Bibbia in casi simili. La cultura ebraica formalizza questo percorso di espiazione nello Yom Kippur, giorno in cui i penitenti si confessano pubblicamente e riparano il danno commesso, giorno in cui riflettere sulla propria esistenza per capire cosa c’è da cambiare per migliorare, purificarsi in vista del futuro e attraverso la propria purificazione, rimediare ai torti fatti, anche senza volere, cambiare in meglio la vita di quelli che hanno una relazione con noi, anche incidentale.

locandinaQuello che parte come un compito aziendale, subìto come una punizione dal responsabile delle risorse umane, diventa la sua missione, l’occasione (anche) personale di chiudere i conti con il proprio passato per trasformare il proprio futuro.

Un uomo e una bara partono da Gerusalemme alla volta della terra d’origine della defunta: la Romania. Chi era Yulia, che a Gerusalemme era stata soprannominata Ruth? Cos’era venuta a cercare in Terra Santa?

Durante il tragitto, c’è l’anima persa di un adolescente, il figlio di Yulia, da salvare e far riavvicinare alla preghiera. C’è un padre disaffettivo da far riavvicinare ad un figlio che ha disperatamente bisogno di lui. E per il responsabile delle risorse umane c’è anche il rapporto con la propria famiglia, da recuperare.

Un uomo e una bara tornano a Gerusalemme: ogni essere umano è il risultato di una ricerca personale della verità alla quale appartiene e della quale è parte integrante.

Il responsabile delle risorse umane (The Human Resources Manager) è il nuovo film di Eran Riklis (Il giardino dei limoni), ispirato all’omonimo libro di Abraham Yehoshua edito in Italia da Einaudi.

Candidato di Israele all’Oscar 2010, vincitore di 5 Israeli Ophir Awards (Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice non protagonista e Miglior Colonna Sonora) e Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Locarno.

PS

Non si può non segnalare che l’idea della fuga in pulmino con la bara è un “clone” (o viceversa: chissà chi si ispirato a chi) di un brano del film pluripremiato ed esilarante Little Miss Sunshine (Fate finta di essere normali) di Jonathan Dayton. La stessa fascetta-sovracopertina dell’edizione italiana del libro di Abraham Yehoshua riprende la grafica della copertina del dvd del film di Jonathan Dayton.

Il responsabile delle risorse umane esce in sala il 3 dicembre. Little Miss Sunshine è già in vendita e in affitto. Una buona occasione per vederseli tutti e due e lasciare un commento qui.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 05 dicembre 2010

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