Noi non siamo! (Europunk: è a Roma la mostra)

di Fernanda Moneta

Da venerdì 21 a domenica 20 marzo 2011, Villa Medici a Roma (Viale Trinità dei Monti 1, in cima alla Scalinata di Piazza di Spagna, a sinistra) ospita la mostra Europunk – la cultura visiva punk in Europa 1976-1980, curata da Éric de Chassey, direttore dell’Accademia di Francia a Roma, con la collaborazione di Fabrice Stroun, curatore indipendente associato al MAMCO di Ginevra (dove è attesa dall’8 giugno al 18 settembre). Saranno inoltre presentati due progetti site specific di: Francis Baudevin, Stéphane Dafflon, Philippe Decrauzat e Scott King.

Il concetto attorno a cui ruota l’evento è di dare attenzione alla cultura visiva punk in Europa nella seconda metà del 1970 per mano di artisti che, paradossalmente, rifiutavano l’idea di fare arte.
Nato 35 anni fa, il punk è noto al grande pubblico per la sua musica. Il terminepunkè entrato a far parte del linguaggio comune per designare un particolare look, ciclicamente ripreso e rivisitato ancora oggi sia dalla moda di strada che dal pretaporter. Già alla fine degli anni 80, ad esempio, il taglio punk, la cresta, era proposto normalmente dai parrucchieri e, addolcito in una sorta di ciuffo tagliato con l’accetta, era sfoggiato da personaggi come Grace Jones, in film più che commerciali. Segno dei tempi, oggi, in Italia, la stessa pettinatura, in versione bicolore, è indossata dal televisivo Malgioglio.

Percorso, questo, che conferma quanto intuito dai filosofi del 900 e cioé, in primo luogo, che non esiste una controcultura, ma che tutte le espressioni culturali fanno parte della cultura dominante ed, in secondo luogo, che chi comanda è la struttura economica, il mercato, che sopravvive e si autorigenera fagocitando e mercificando contenuti sperimentati in zone antagoniste.

In mostra, le opere di graphic designer, illustratori e agitatori che hanno voluto cambiare il mondo con le loro immagini e dal mondo sono stati cambiati in parte. Nulla di grave, perché si tratta di un processo naturale e vicendevole. Quando apri una porta (anche a spallate) generi una contaminazione ambientale che riguarda entrambi i lati.

Europunk è la prima mostra di respiro internazionale che raccoglie la produzione alternativa nel campo delle arti visive della seconda metà degli anni ’70. In particolare, si tratta di opere realizzate nel Regno Unito e in Francia, ma anche in Germania, Svizzera, Italia e Olanda.

Si capisce l’aria che tira già dalla prima sala, che ospita la celebre opera grafica di Jamie Reid God Save the Queen, con il volto della Regina d’Inghilterra con occhi e bocca coperti da una pecetta con sopra il nome della band Sex Pistols.
Ampio spazio è dedicato giustamente al gruppo francese Bazooka (Olivia Clavel, Lulu Larsen, Kiki Picasso, Loulou Picasso, Ti-5 Dur, Bernard Vidal e Jean Rouzaud) di cui è esposta l’abbondante produzione fino ad oggi rimasta anonima (i punk non firmano), ritrovata e classificata “dopo – sostengono i curatori – una lunga ricerca attraverso l’Europa”.

Gli interventi grafici dei Bazooka sulle pagine del quotidiano “Liberation” sono un colpo al cuore.

Oltre 550 oggetti, alcuni dei quali ben noti, altri inediti, tra abiti (magliette con interventi grafici, piercing, tagli e riprese), fanzine, poster, volantini, disegni e collages, copertine di dischi, filmati, ecc. provenienti da collezioni private e pubbliche.

Chi conosce la filosofia nichilista che sta dietro il punk sa che questa mostra è il segno della fine di un ciclo. Il punk non raccoglie, non conserva, non storicizza, non firma: “noi non esistiamo” recita un neon (materiale molto amato e innovativo negli anni 70, oggi utilizzato da chiunque: e questo è paradossalmente punk) posta sulla scalinata (nata per essere salita a cavallo) che divide le sale a piano terra da quelle al piano superiore. Nella foto, uno dei curatori, Éric de Chassey posa davanti all’opera-manifesto. Si deve a lui se tutto ciò non andrà perso per sempre, fagocitato da quel mercato che il punk si era proposto di sfondare da dentro.

Tutt’intorno, sulle pareti, fanzine serializzate con le prime fotocopiatrici. Ieri, urla di guerra, oggi oggetti di culto, chicche per collezionisti. Tutto ciò che viene collezionato è merce, ha valore di merce. In effetti, già quando Walter Benjamin scrisse “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità” tecnica il punk avrebbe potuto tirarsi fuori e dirsi un’esperienza chiusa. Molti che sono stati punk, infatti, oggi fanno tutt’altro. Ma tutto ha un suo scopo nell’universo. La contaminazione che dal punk nacque ha prodotto mutazioni importanti, è riuscita davvero a rivoluzionare dall’interno la struttura di quell’economia mondiale che voleva distruggere ed invece ha contribuito a far evolvere verso il neocapitalismo. Nato quando la televisione senza telecomando (in Italia c’era solo la Rai, un canale e… mezzo) rappresentava il picco massimo dell’espressione massmediatica, il punk ha suggerito al mercato che c’era l’esigenza da parte di molti di utilizzare i mezzi di comunicazione di massa senza dover chiedere il permesso a qualcuno, senza dover sottostare per forza ad una gerarchia e ad una sezione fatta da operatori di cui non si riconosceva già allora l’autorità. I punk hanno suggerito agli imprenditori che chiunque può fare arte e cultura rifiutando di definire se stessi artisti e intellettuali, ma facendo arte e cultura per poi regalarla nelle strade, fuori dai luoghi deputati. Il punk è stato il culto del rifiuto non del danaro, ma del guadagno, non dell’immagine pubblica, ma della fama. “La mia immagine pubblica – recita una delle opere esposte a Villa Medici – è la mia creazione, il mio addio”. Terribilmente vero. Terribilmente lucido.

Nei fatti, il punk ha offerto gratis al mercato l’idea di un nuovo business, incentrato sulla possibilità di offrire (vendere) a quei miliardi di “chiunque” nel mondo, i mezzi, i modi e gli spazi per fare arte e cultura. Parliamo di digitale e sue varie applicazioni, ovviamente, quel linguaggio globalizzante, più che globale, che non sarebbe potuto venire in mente a qualcuno se non ci fosse stato il laboratorio del punk. Questo movimento è a tutt’oggi sinonimo di nuova energia e del principio di massima libertà creatrice, dalle profonde radici politiche e dagli ampi effetti artistici e sociali. Il senso del punk è il fare, senza limitazioni o aspettative. Pura volontà di potenza in atto.

In questo senso e con sincero affetto – spero che i curatori non me ne abbiano voluto -, mi sono permessa di intervenire nella mostra spostando e commentando una parte di un’installazione talmente punk (alcuni scatoloni contenenti stampe in bianco e nero) da essere scambiata, dai giornalisti della conferenza stampa, per materiale gratuito da portare a casa. Qui pubblicata, trovate la testimonianza fotografica della mia azione virale, “fotoshoppata” da Daniele Ferrise. Al posto della pecetta avrei voluto utilizzare il ritratto della Regina d’Inghilterra con piercing, altra opera in mostra, ma poi ho pensato: e se fosse coperto da copy right?! Altro segno che i tempi sono cambiati.

Come un’esca, Europunk si apre con il primo passaggio televisivo dei Sex Pistols nel 1976 – data ufficiale di medializzazione del movimento punk – nel programma So It Goes” per la Granada Television di Manchester, e si chiude con il primo passaggio dei Joy Division sulla BBC nel 1979. Secondo i curatori – e a mio parere non hanno torto -, da quel momento il punk passa da essere controcultura ad essere subcultura. Tutto ciò sospendendo ogni giudizio.

Da un punto di vista musicale il movimento punk è stato ampiamente sviscerato da conoscitori e testimoni oculari quali Jon Savage – scrittore e storico, il cui celebre England’s Dreaming, tradotto in molte lingue, è divenuto il libro faro per la comprensione del movimento – e Jerry Goossens, giornalista che partecipò al movimento punk olandese, oggi considerato tra i più grandi conoscitori del fenomeno nel suo paese. I due hanno offerto un loro contributo a Europunk con testi scritti appositamente per il catalogo, che sarà pronto solo a fine gennaio perché (un caso davvero coerente con la filosofia punk), il materiale inedito e irrinunciabile continua ad arrivare ai curatori, nonostante i termini di consegna siano scaduti. Il catalogo è edito in tre lingue dalla casa editrice Drago e sarà in vendita da fine mese presso la libreria della mostra. Dello stesso editore, sono in visione ed acquistabili altre opere difficilmente reperibili in Italia, tra cui segnalo un libro-oggetto di sole illustrazioni del graffitista e pittore John Andrew Perello, alias JonOne.

INOLTRE: ogni giovedì sera alle ore 20.00 presso l’Accademia di Francia a Roma, per otto settimane, la mostra è affiancata da una rassegna di documentari dedicati alla nascita del movimento punk in Europa (Inghilterra, Germania e Francia) – saranno proiettati alle ore 20.00 per dare uno sguardo più approfondito ad alcune realtà nate alla fine degli anni ’70, con interviste, cronache dell’epoca, docufiction e documenti di esibizioni live di gruppi storici come The Sex Pistols, Generation X, The Slits, Slaughter & The Dogs, The Clash, Subway Sect, Alternative TV, Wayne County, Siouxsie & The Banshees, X-Ray Spex, Johnny Thunders & The Heartbreakers Ici Paris, Astroflash, Edith Nylon ecc.

La Brune et moi di Philippe Puicouyoul
Francia, dvd, 1980, 50’ Parigi, Les Halles, 1980.
Un importante uomo d’affari incontra una giovane e bella punkettina. Innamorato follemente della ragazza, decide di farne una giovane star e convoca i migliori musicisti della capitale. Il primo film cult sulla scena francese punk, invisibile sin dalla sua uscita sul grande schermo nel 1980. Il film comprende molte scene sui migliori gruppi della scena musicale dell’epoca: Ici Paris, Astroflash, Edith Nylon, Les Dogs ecc.

Jubilee di Derek Jarman
GB, dvd, 1977, 100’
La storia inizia con la Regina Elisabetta I che intraprende un viaggio nell’Inghilterra della fine del ventesimo secolo (1977 appunto) accompagnata dal mago di Corte e dallo spirito Ariel. Ai suoi occhi si presenta una terra volgare e deprimente, dove la vita sembra ormai senza speranza (il famoso NO FUTURE dei Sex Pistols) ed è ovunque ritenuta cosa di poco valore. Tre ragazze punk, insoddisfatte della loro vita vuota e senza prospettive, cercano talvolta di rompere la noia della loro esistenza con qualche omicidio. Nel cast alcuni membri della troupe di Lindsay Kemp, le Slits come teppiste punk oltre che un giovane Adam Ant ed Hermine Demoriane nel ruolo di Chaos.

The punk rock movie di Donn Letts
GB, dvd, 1978, 118’
Un documentario storico che mette in luce i momenti salienti del punk e della sua esplosione in Inghilterra alla fine degli anni ’70. Il film comprende le esibizioni live dei Sex Pistols, Generation X, The Slits, Slaughter & The Dogs, The Clash, Subway Sect, Alternative TV, Wayne County, Siouxsie & The Banshees, X-Ray Spex, Johnny Thunders & The Heartbreakers. Il film, prodotto a Londra nel 1978, ci presenta le ultime notti del famoso Roxy Club, l’epicentro della musica punk.

Rude Boy – The movie di Jack Hazan e David Mingay
GB, dvd, 1978, 127’
Filmato in forma di documentario romanzesco, immortala il punk Ray (Ray Gange) nel momento di lasciare il lavoro in un sexy shop di West End per diventare un organizzatore dei trasporti per la più eccitante band dal vivo – i Clash. Riprendendo il gruppo durante le tournée inglese del 1978 Clash on Patrol e Sort it Out, Rude Boy è un film impareggiabile su una delle migliori band dal vivo ad essersi mai esibite sul palco.

The great rock’n roll swindle di Julien Temple
GB, dvd, 1980, 101’
L’epopea dei Sex Pistols e del loro manager Malcolm McLaren in questo docu-fiction diretto dal talentuoso Julien Temple che riscrive origini e storia del gruppo dal punto di vista del loro storico manager Malcolm McLaren, abile manipolatore, nonché impresario del gruppo. Materiale di archivio, cartoni animati e fiction sono raccolti in dieci lezioni, corrispondenti ad altrettanti capitoli del film, per raccontare come McLaren sia riuscito a creare dal nulla e poi ad imporre al pubblico il famoso gruppo, ricavandone un mucchio di sterline.

Punk, The early years (The origins of the punk rock phenomenon)
GB, dvd, 1978, 60’
Prodotto inizialmente per la televisione inglese, il film fu girato tra il 1977 e il 1978, alle origini del fenomeno musicale punk. Dagli esordi nei pub londinesi, fino al più grande successo in tutta l’Inghilterra, il documentario racconta sapientemente la storia del punk, attraverso le interviste ai musicisti, ai fan, ai giornalisti che si interrogano sull’impatto e il significato del punk. Nel film ci sono lunghe sequenze girate in live durante i concerti di the Adverts, the Slits, Generation_X (featuring Billy_Idol), X-Ray Spex, and Eddie and the Hot Rods , così come numerose interviste: Siouxsie Sioux, Jordan, Steve Strange, Danny Baker, Marc Bolan.

Brennende Langeweile (Bored Teenagers) di Wolfgang Buld
Germania, dvd, 1979, 85’
Il regista tedesco è legato notoriamente allo storico documentario Punk in London, prodotto alla fine degli anni 70. Bored Teenagers, prodotto inizialmente per la televisione tedesca, Station ZDF, documenta gli inizi del fenomeno musicale punk e i primi passi verso il successo mondiale della nuova giovane cultura musicale. Girato sulle principali location musicali londinesi e di Colonia, Wuppertal and Büld’s Hometown Lüdenscheid, alterna momenti musicali con alcune rare registrazioni in live della band The Adverts e racconta la storia di una giovane coppia di fan che li segue durante il loro tour in Germania.

I film sono in versione originale, senza sottotitoli. Le proiezioni cominciano alle ore 20.00 nella Sala Michel Piccoli. L’accesso è consentito con il biglietto di ingresso alla mostra.

Foto di Daniele Ferrise


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 27 gennaio 2011

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