Il cinema col cappello

di Fernanda Moneta

Cinema

Mentre l’Auditorium accoglie il cinema che c’è, agli Stati Generali del Cinema (Roma: 20, 21 e 22 ottobre), si parla del cinema in movimento, della rivoluzione digitale” nel settore cinematografico dell’UE.
Il digitale abbatte i costi di produzione, ma anche i costi della distribuzione dei film e la rende più flessibile.

“La rivoluzione digitale sta avvenendo adesso e il cinema europeo dev’essere pronto ad accoglierla! – ha detto Viviane Rending, commissario UE per la società dell’informazione e i media. – La convergenza tra il contenuto tradizionale e la tecnologia digitale modifica in profondità il modo in cui i film vengono prodotti, distribuiti e guardati. Tale sviluppo tecnologico può creare nuove opportunità commerciali, nuovi posti di lavoro e nuovi servizi per i consumatori se predisponiamo il quadro adatto a stimolare questo processo. La Commissione intende quindi consultare tutte le parti interessate per conoscere le loro esperienze, bisogni e aspettative in materia di digitalizzazione, che è fondamentale per il futuro del cinema europeo.”

Ovviamente, serve cambiare le “macchine” e istruire i nuovi addetti ai lavori: ergo passare al digitale richiede investimenti anche nel campo della formazione.
Ma produce ritorni.

Le tecnologie digitali, tra cui il 3D tanto di moda, rendono “economica” la produzione dei film che può costare dieci volte meno la copia in pellicola.
Si sostiene che per molte sale cinematografiche in Europa, dotarsi di attrezzature per schermo digitale possa rivelarsi troppo caro perché il 31% dei cinema europei è costituito da sale a schermo unico e solo il 10% dei cinematografi dispone di multisale: ma, ad esempio, il Maestoso di Roma una multisala lo è, però rischia di chiudere lo stesso. I motivi sono altri. Non mettiamo in conto al digitale cose che non sono sue. A Roma, nell’ultimo anno, si sono chiuse 10 sale cinematografiche a causa dei costi della pellicola versus i mancati incassi. Costo medio del biglietto 7 euro. Una famiglia di 4 persone spenderebbe 28 euro. Più la benzina. Più il rischio vicini fastidiosi. Un dvd in affitto può costare da 4 a 7 euro. Personalmente, l’ultima volta che sono stata in una sala mi sono chiesta quando fosse stata pulita e ramazzata l’ultima volta.

In Europa 2428 schermi sono pronti per la proiezione digitale. Su un totale di circa 110000 schermi presenti in tutto il mondo, ne sono stati riconvertiti 12000, circa.
La stima è che, entro il 2012 (profezia dei Maia permettendo), circa il 20% delle sale cinematografiche di tutto il mondo saranno digitalizzate.

Fa pensare il fatto che l’Italia ha già notificato un regime di aiuti di Stato per il quale è attualmente in corso una consultazione (IP/09/1181).
Altri paesi (fra cui Francia, Germania e Norvegia) stanno attualmente progettando o ultimando la messa a punto dei loro regimi nazionali di aiuto, ma la maggior parte dei cinema d’essai (che proiettano film europei indipendenti, quali quelli dei membri della rete Europa Cinemas sostenuta dal programma MEDIA) non dispongono per ora di finanziamenti, né pubblici, né privati che li aiutino a passare al digitale.

Mi chiedo candidamente: perché dovrebbero averli, i finanziamenti pubblici?
In America, dove un master digitale è già disponibile per il 90% dei nuovi film, è lo Stato che paga o sono gli imprenditori del settore che mettono mano al portafogli per investire nel futuro delle proprie aziende e del proprio settore industriale?
Lo chiediamo a chi di dovere: agli americani che ci leggono, cioè. Fateci sapere la vostra direttamente, senza dover passare dalle agenzie. Usiamola, questa rete.
I soldi pubblici, piuttosto, vanno dati alle Accademie e alle Università, che sono, appunto, Istituzioni Pubbliche, che fanno ricerca sul digitale a “costo zero” da decenni. Ricerche che vengono ufficialmente snobbate dall’industria cinematografica nazionale, salvo poi assumere i nostri migliori allievi e assimilare le nostre migliori professionalità e ricerche. Uno per tutti, Rambaldi: ex allievo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Mi permetto di aggiungere che l’Accademia arriva anche prima del Dams al digitale: negli anni 80 ero proprio lì, nel cuore delle due Istituzioni e ho visto tutto.
Ok, oramai è andata: dal dopoguerra il cinema ha mancato la Rivoluzione Industriale ed è rimasto a biglie ferme al sistema delle corporazioni. Ora, però, potremmo fare un passo avanti? Il problema non è più produrre (costa poco), non è più distribuire (c’è la rete), non è mai stato creare (le idee e le professionalità ci sono): oggi il problema è trovare il modo di guadagnare, facendo cinema. La rete è affascinante, ma non rende ancora abbastanza. Questo anche se gli audiovisivi in rete sono aumentati del 30% in un anno.

“In America, è vero che dove un master digitale
già disponibile per il 90% dei nuovi film, ma sono gli imprenditori del settore che mettono mano al portafogli per investire nel futuro delle proprie aziende e del proprio settore industriale. Anche quì costa abbastanza un biglietto – $10.25′′
Francesco Castellano (da Boston)

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Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 21 ottobre 2009

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