Duca Bianco, Stella Nera

di Fernanda Moneta

imageDavid Bowie è in scena a New York con la sua nuova opera, Lazarus (stesso titolo del singolo uscito il 7 gennaio 2016), un sequel teatrale del film del 1976 diretto da Nicolas Roeg: L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth) e tratto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis (in Italia è stato pubblicato nella collana Urania).

Un film da rivedere assolutamente, che regala ispirazione e una riflessione ante litteram e per questo geniale, sul rapporto tra i vip cannibalizzati e i fan cannibalizzanti, tra esseri eccezionali e un sistema sanitario tarato su medie universali, che pretende di sezionare esseri viventi unici anche se umanoidi (umani) per mera utilità e senza la più pallida idea di quello che sta cercando. Fiat veritas, pereat vita. L’uomo che cadde sulla terra non scappò, semplicemente uscì da un laboratorio raffazzonato in una laterale di Manhattan (probabilmente) ormai dimenticato dagli sponsor e a corto di fondi, perché ogni scoperta eventuale non aveva alcuna utilità immediata, per gli sponsor stessi, non in assoluto.

Protagoniste del musical Lazzarus sono le canzoni di Bowie e Michael C. Hall, il “Dexter Morgan” della tv. A 69 anni dichiarati, il Duca Bianco, il Clown Bianco che ha abitato l’inconscio di Alex Drake, la poliziotta protagonista del serial tv inglese Ashes to Ashes, l’eroe semianoressico che cantava in uno studio di registrazione a Berlino Ovest proprio davanti al muro, indossando scaldamuscoli sopra i blue jeans e restando assurdamente magro lo stesso, quel Bowie che oggi si autodefinisce Stella Nera, il giorno del suo compleanno (8 gennaio) pubblica l’album Blackstar (https://itunes.apple.com/it/album/blackstar/id1059043043) e sempre sull’onda, apre il sito http://imablackstar.com.

“Sono un attore. Recito una parte. Frammenti di me stesso”. Dice di se stesso David Bowie, ma c’è molto, molto di più.

Bowie è il Sole epicentro di energie e creatività, anche non personali, che grazie alla sua capacità di organizzare/realizzare/suggerire opere in produzione condivisa ed olistiche, entra letteralmente nei sui collaboratori e da essi si fa’ leggere, lui, superuomo nietzschiano, corda tesa fino al possibile, nel rispetto delle menti umane dei propri collaboratori/fan/fruitori. Buddista.

Bowie oggi si svela stella nera, e grazie alle ultime teorie astronomiche sappiamo che essa altro non è che un buco nero con un enorme campo gravitazionale che assorbe energia, sotto ogni forma, oggetti, esseri viventi, musica, sentimenti, per rigenerare un altro universo parallelo a quello di partenza. Un universo dove la griglia del tempo potrebbe piegarsi a vantaggio o a svantaggio di chi, essere umano, ne dovesse essere catturato o dovesse coscientemente decidere di oltrepassarne la soglia, magari per salvare questo mondo o magari per fuggire ad esso, Interstellar, il recente film di Christopher Nolan, insegna, un mondo comunque diverso da quello del nostro quotidiano, dove non (parafrasando un verso bowieano) non ci sia una vittima immolata ogni giorno a un dio sempre diverso nell’apparenza, ma sempre uguale. Anche questo film, anche se recente, sarebbe da rivedere.

Questa sembrerebbe l’inizio di una profonda rivelazione bowieana attraverso la musica e i testi che sempre sono stati all’altezza di essere definiti poesie. Esenti dei lemmi “culo-tette-puttane” senza cui pare che i rapper dell’universo mondo non possano, non dico comporre, ma addirittura pensare. Per trovare ispirazione “abbiamo ascoltato molto Kendrick Lamar ultimamente – ha dichiarato Tony Visconti, produttore da sempre di Bowie – Ci è piaciuto molto il fatto che Kendrick sia così aperto di mente e non faccia normali dischi hip hop. Ci ha messo dentro ogni cosa e questo è ciò che noi abbiamo voluto fare. L’obiettivo era quello di evitare il rock. David Bowie è un astro senza tempo che nasce e rinasce sempre, domani. “Rinnego il passato, io vivo per il futuro”.

Ma torniamo alla rivelazione di cui ci fa’ dono proprio in questa situazione mondiale David Bowie: un forte indizio è la copertina bianca che rimanda specularmente alla copertina nera dei Genesis dell’LP dal titolo emblematico From Genesis to Revelation.

Aveva detto per sempre addio ai concerti, ma Lazarus non lo è. Si tratta di un musical scritto proprio da David Bowie insieme a Enda Walsh e diretto da Ivo Van Hove. Lo show ha debuttato  ufficialmente al New York Theatre Workshop di New York (off Broadway) ed è in cartellone fino alla metà di gennaio.

In scena la storia di Thomas Newton (Bowie) piombato da un pianeta remoto in cerca di acqua per salvare il proprio mondo. Accolto dai magnati della Terra grazie alle tecnologie aliene che riesce a commercializzare. Guarda e si fa guardare dall’obiettivo televisivo nella speranza di essere visto dalla propria famiglia bloccata sul suo pianata d’origine. Ma poi incastrato dalla Cia, viene sfruttato come cavia sovrumana per esperimenti. Venuto sulla Terra in cerca di acqua cede all’ebrezza dell’alcol in cui affoga il dolore causatogli dalla consapevolezza di non poter più tornare su suo pianeta a causa degli esperimenti a cui è stato sottoposto e di essere praticamente eterno, cioè solo. “Sono l’uomo che muore ogni giorno”. Con lui sul palco anche Michael C. Hall, già applaudito volto della serie televisiva di culto Dexter e Michael Esper, da Law and Order.

C’è vita sulla terra, o il cono di tenebra sta già risucchiando tutto?

Nessun lieto fine. Violenza e romanticismo: “Per i primi quaranta minuti non si capisce cosa sta succedendo e il pubblico potrà seguire la narrazione soltanto in modo emotivo, non razionale. Fino al triste e sorprendente finale”, ha dichiarato il regista Van Hove.
Le canzoni di Bowie sono suonate dal vivo da una band di sette elementi.
Uno schermo rimanderà immagini in bianco e nero.
Questione di stile, e di eterna lotta tra luce e ombra. La fantascienza come chiave di lettura.

In esclusiva per l’Italia è stata realizzata un’edizione speciale di Blackstar unica al mondo, impreziosita con cristalli Swarovski. 69 preziosi box a tiratura limitata e numerata, pezzi unici da collezione, per festeggiare i sessantanove anni di David Bowie e l’uscita del suo album.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 11 gennaio 2016

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