Le mani sul culo e i vampiri di emozioni

di Fernanda Moneta

Positiva

La tv e i giornali ci stanno bombardando di denunce fatte da personalità del cinema e dintorni in riferimento ad abusi subiti in ambito lavorativo.
Veri o presunti?! Santi o dannati?!

Domande che in Italia i giornalisti si fanno, assieme ad un uso generalizzato del condizionale, non tanto perché succubi di una cultura passatista e sciovinista, ma perché soggetti a leggi sulla libertà di stampa che poco hanno a che vedere con essa. Ma, per andare oltre questo, vorrei condividere un abc strategico dedicato a chi, uomo o donna, i provini continuerà a farli e si starà chiedendo: “e io adesso che faccio?”.

Prima di tutto, parliamo di manipolatori. Perché chi ha l’abitudine di commettere abusi di solito è un manipolatore in prima persona e perché, per farla franca e avere nuove vittime, spesso, se ne circonda.

Tutti noi, in quanto esseri umani, siamo in parte manipolatori, in parte manipolati. Ci sono persone però che nel manipolare gli altri li distruggono. Sono imbroglioni, ladri di idee, lavoro o successo altrui, giovinezza, energia, cattivi amici. Vanno individuati e, se possibile, evitati. Almeno fino a che non vi sentirete abbastanza forti da non incontrarli più sulla vostra strada. Lasciateli perdere: alla lunga, non vincono mai. Le notizie di questi giorni confermano questa mia opinione.

Se siete persone oneste, magari un po’ insicure, o se vi sottostimate, vi chiederete perché mai qualcuno dovrebbe usare le proprie energie e il proprio tempo per cercare di manipolare proprio voi.

A livello professionale (quello che interessa qui), la manipolazione si pratica per vincere in modo scorretto. Alcuni esempi: si manipola per mettere un concorrente su una falsa pista, per fargli tenere un comportamento che sarà giudicato male dagli altri, per fargli commettere errori materiali che lo metteranno in cattiva luce (facendogli fare la figura dello sciocco o dello sprovveduto), per provocare un qui pro quo che lo danneggerà, per aizzargli contro le persone, per spingerlo a sbagliare, per attribuirgli cattive intenzioni, per associarlo a comportamenti deprecabili (anche se non si tratta di fatti illeciti), perché lavori al posto di qualcun altro, perché renda un servizio gratuitamente o che normalmente non renderebbe mai, perché dia denaro, perché si faccia da parte in favore di qualcuno che non ha merito o diritto, perché ceda i propri meriti se le cose vanno bene e si accolli la responsabilità della sconfitta se le cose vanno male.
Le “mani addosso” sono solo il modo più rozzo di abusare e manipolare le persone.

Di una cosa dobbiamo essere sicuri: chi manipola, nel profondo, crede di non avere altro mezzo che questo per poter strappare alla vita una vittoria. Non facciamoci imbrogliare e trascinare in basso da gente del genere. Non diventiamo vittime permettendogli d’essere carnefici.

Esistono tecniche precise per riconoscerle e non farsi coinvolgere, per disinnescare le trappole della manipolazione.
Prima di tutto, dobbiamo renderci conto di essere oggetto di un tentativo di manipolazione.
Poi, è importantissimo dire al manipolatore stesso, davanti a testimoni e chiaramente, che sappiamo che sta cercando di manipolarci e che vogliamo che smetta.
Parole semplici e franche, come ad esempio: toglimi le mani dal culo, non mi va.
Abituiamoci a pronunciare queste parole forti, perché semplici e dirette, anche da soli, davanti allo specchio, come si fa per una battuta di copione. Così, quando serviranno, usciranno spontaneamente.
La chiave è: davanti a testimoni.

Nei casi di denunce per molestie sul posto di lavoro – il provino, il set e il palcoscenico sono posti di lavoro –, è determinante il fatto di aver detto chiaramente e davanti a testimoni (la verità, in tribunale, va provata) a chi ci sta molestando che ci sta dando fastidio e che vogliamo che smetta.
In ogni modo, non dobbiamo vergognarci se scopriamo d’essere stati manipolati. A tutti è capitato e capiterà di commettere un passo falso, di sbagliare. La differenza tra un perdente e un vincente sta nel modo di affrontare la cosa. Una sconfitta, se usata per imparare la lezione e fare del bene agli altri, condividendo con essi la nostra esperienza allo scopo di metterli in guardia, diventa una vittoria. Anche gli errori possono creare valore.

Uno dei manipolatori più insidiosi è il narcisista.
In generale, dovete avere chiaro che di voi in quanto persone a questa gente non importa nulla. Per loro siete solo batterie, una riserva di energia.

Ogni cosa che fanno o dicono è solo il loro modo di aggredire. Imparate a glissare, a farvi scivolare le cose addosso, a non sentire la necessità di avere l’ultima parola a tutti i costi, ad essere invisibili quando serve, a sgusciare dai loro artigli. E non confidategli mai informazioni sul vostro conto che potrebbero essere usate per ricattarvi: mai fare confidenze, mai esprimere giudizi su terzi che non vi sentireste di ripetere alla presenza dei diretti interessati, mai farsi fare foto o video “particolari”, eccetera. Naturalmente, evitate di trovarvi da soli con gente di questo tipo.
In genere, almeno una volta nella vita, ognuno di noi crede di essere intoccabile perché si illude d’essere più furbo degli altri. Se state pensando questo di voi stessi, siete soggetti a rischio.

Le tecniche di manipolazione più efficaci fanno leva proprio su emozioni quali: arroganza (appunto), vanità, collera, desiderio di affermarsi, piacere, avidità, sofferenza, paura, confusione, insicurezza, timore di essere rifiutati. Queste, le principali. Poi ci sono le varianti che derivano dall’incrocio di più emozioni tra loro.

Chiediamoci: questa persona cerca di creare in me una o tutte queste emozioni?
Ad esempio, cerca di farmi indignare?
Questa cosa è profondamente ingiusta, dovresti fargli causa!
Mi blandisce con complimenti fuori luogo e/o che indirettamente portano a giudizi negativi su altri?
Sei davvero bravo, da quando tu lavori con noi si respira un’altra aria.
Come te, non lo sa fare nessuno.
Sei davvero una persona speciale: averne come te!

Mi elargisce consigli non richiesti?
Scusa se mi permetto, ma credo che dovresti accettare.
Mi disapprova pubblicamente quando non sto facendo che i miei normali interessi o il mio lavoro?
Non credevo che tu fossi una persona del genere!
Da te non mi sarei aspettato mai questa reazione!

Mi propone situazioni poco chiare? Mi spinge a far uso di sostanze psicotrope (alcol, droga, farmaci)? Ha l’abitudine di toccarmi mentre parla?
Questi sono tutti modi per manipolare.

Toccare una persona, ad esempio, la pone inconsciamente in uno stato di sudditanza. In altre parole, sarà più disponibile ad accettare quanto il manipolatore le propone. Attenzione dunque a chi vi tocca anche in modo apparentemente innocente.

Vorrei sfatare un mito: la sincerità di una persona non è necessariamente segno della sua bontà e/o onestà. I manipolatori sono spesso sinceri. Usano la sincerità – virtù sopravvalutata dalla società in cui viviamo – per disarmare gli altri. Ammettere una propria colpa, un proprio difetto, di per se, non vuol dire nulla. L’ammissione di colpa ha senso se ad essa segue un profondo cambiamento interiore e se si rimedia al male fatto. Ad esempio, se non si smette di rubare e se non si restituisce ciò che si è rubato o si risarcisce la vittima del furto, ammettere d’essere un ladro è una vanteria o un modo per cercare di zittire la propria vittima.
L’ho ammesso, che vuoi di più?
Ho solo questo vizio, tutti hanno un vizio.

Scrollatevi questa gente di dosso.
Come va? Vi sentite già più leggeri, vero?
Prendete un bel respiro ed andate oltre.
Il mondo è pieno di belle persone: cercate i vostri amici e i vostri collaboratori tra quelle. E a chi vi dice che se non fate quello che vi chiede non lavorerete mai più, ridetegli in faccia.

Il cinema si fa in tutto il mondo e il mondo è grande e ricco di opportunità.


Pubblicato su: Art a part of cult(ure)
ISSN: 281-4760
Data: 04 novembre 2017

2 pensieri su “Le mani sul culo e i vampiri di emozioni

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